I riti all’Annunziata e i suffragi in duomo a Firenze per la presa di Belgrado del 1717
La guerre austro-turche dei secoli XVI-XVII- XVIII furono l’effetto delle mire espansionistiche a spese dell’Occidente degli Ottomani che giunsero fino a Vienna (1529 e 1683).
Sono convenzionalmente divise in più parti, una delle quali, caratterizzata dall’alleanza tra gli Asburgo e Venezia a proseguimento della seconda guerra di Morea (1714), iniziò nel 1716 e durò fino al 1718.
Ebbe come evento principale l’assedio e la conquista di un posto chiave dei Balcani, la fortezza di Belgrado, presa il 17 agosto 1717 da parte delle truppe austriache al comando di Eugenio di Savoia contro un esercito nemico superiore vinto grazie a un inusuale attacco notturno.
Il 2 luglio 1718 la guerra si concluse con la pace di Passarowitz tramite la quale l’Austria ottenne il controllo di più vasti territori ...
Il conflitto e la conquista di Belgrado ebbero gran risonanza nel mondo cattolico e in Toscana, dove furono riportati, ad esempio, nello Zibaldone di Luca Giuseppe Cerracchini.
Già al 2 agosto 1716, domenica, il colto sacerdote scriveva che a Firenze si cominciò “d’ordine e commissione di monsignore arcivescovo Gherardesca [Tommaso Bonaventura † 1721] nella chiesa di San Marco una particolar devozione di esporsi alle hore 22 in circa la reliquia di San Pio [V, promotore della Lega Santa vincitrice dela battaglia di Lepanto nel 1571, canonizzato nel 1712] con l’immagine del santo, e dirsi tutto il SS. Rosario a fine di intercedere alle armi christiane contro il Turco il patrocinio di Maria Vergine e del Santo Pontefice, che vivendo fu l’unico, sì Finees [come Fineas sommo sacerdote] che zelò contro l’inimico ottomanno per la sua total distruzione. Furon anco esortati i fedeli a un particolar digiuno e una comunione nel corso di detta settimana e, nel martedì di essa 4 del mese, fu fatta una processione di penitenza o sia tempore belli dal Duomo a Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, alla Santissima Nonziata, a San Marco de’ soliti cleri con l’intervento di monsignore arcivescovo che a riflesso del caldo venne in rochetto e mozzetta, del magistrato supremo e delli sette altri magistrati maggiori soliti intervenire a tali funzioni. Conceda Iddio forza alle armi christiane per vincere il fiero trace, acciò de manibus inimicorum nostrorum liberati servemus Domino”.
L’anno dopo al 24 ottobre 1717, il Cerracchini registrò la visita solenne alla SS. Annunziata della casa reale Medici e successivamente i festeggiamenti per la presa di Belgrado:
“In rendimento di grazie all’Altissimo in questa città del felice arrivo di essa della serenissima principessa Anna elettrice, fu nella chiesa della SS. Nonziata a hore 22 cantato solenne Te Deum dalla cappella reale con salva di mortaletti e cannone alla fortezza da Basso, e previamente secondo il solito era stata scoperta la miracolosissima Imagine di Maria. Comparve la corte della serenissima elettrice con nobilissima carrozza nuova, entro cui aveva a mano destra la serenissima principessa Violante di Baviera e in terzo luogo la serenissima Eleonora di Guastalla, in seguito era il serenissimo gran duca Cosimo 3, et il serenissimo principe Gastone, i quali a tal effetto si erano trattenuti alle quarant’ore nella chiesa di San Michele Visdomini.
La chiesa avea illuminato tutto il ballatoio | finezza fatta in questa contingenza dal reverendissimo padre Rossi di quel sacro Ordine e fu veramente un bel Te Deum a cui mancò per renderlo pienamente solenne la salva reale de mortaletti e cannoni della fortezza da Basso et il suono della campane del palazzo della Signoria.
La sera poi le serenisssime principesse Violante e Eleonora con il serenissimo gran principe si trasferirono alla casa del Giardino de’ signori Corsini alla porta al Prato [oggi via il Prato, 58] a vedere i superbi fuochi ivi fatti da que’ abitanti vicini per la presa della forte piazza di Belgrado.
Correggo ciò che ho detto di sopra che vi fosse la salva reale de’ mortaletti e cannone della fortezza e castello San Giovanni Battista; non essendo stato vero, ma avendola io scritta questa notizia in tempo appunto che passavano da mia casa i serenissimi padroni per andare alla Santissima Nonziata, ove volevo seguirli, avevo supposto che vi dovesse essere e ne rimasi ingannato. Tutto si scrive per non vendere a chi leggerà una patente bugia [...].
Il 2 dicembre 1717 invece Cerracchini riportò il solennissimo suffragio con una imponente “macchina” celebrato in duomo per le anime dei caduti cristiani a Belgrado (circa 5000 tra morti e feriti su un esercito di 100.000 soldati).
“Essendosi compiaciuta la somma clemenza dell’Altissimo Iddio di benedire le armi christiane e concedere loro l’arresa della forte e considerabile piazza di Belgrado nell’Ungheria, il che non essendo seguito senza spargimento di sangue christiano con la morte di molta milizia cesarea, era ben giusto, che siccome | per sì segnalato beneficio si renderono le dovute grazie al Signore, così si estendesse la nostra comune carità in suffragare le anime di quei valorosi soldati, i quali non risparmiando il proprio sangue, non perdonando alla lor vita, si apersero così il passo a una tal vittoria ed insiememente assicuraroro con la perdita di lor vita la nostra salvezza dalle insidie del fiero ottomanno. Quindi è che, essendosi in varie chiese di nostra città celebrate esequie per le anime predette, non volendo i reverendi cappellani della chiesa Metropolitana nella gratitudine e pietà christiana lasciarsi superare da altri, anzi amando servire a tutti di memorabile esemplo di somma corrispondenza verso quei defonti, destinarono perciò solennissime esequie nell’insigne nostra chiesa Metropolitana, la quale con ogni maestà e pompa fuono celebrate la mattina de’ dì 2 dicembre 1717 ... in questa guisa, cioè.
Fu inalzato in mezzo dl gran coro di detta chiesa un nobil catafalco di altezza braccia 37 [circa m. 21] di larghezza nella bara passi sedici [circa m. 1,2], di bell’ordine di architettura composto in forma quadrata, avente in ogni uno de quattro angoli che lo componevano colonne piane con capitelli di buona architettura, aperto da tutte e quattro le parti con porte rotonde figurate di marmi mistiati con interposizione per maggior ornato di trofei composti di stromenti militari, cioè moschetti, alabarde, morioni, stincaletti, manopole et altri con buon | gusto disposti. Nelle quattro cantonate poi al di fuori 4 bari di medesimo ordine di architettura con quattro scheretri sopra di nera gramaglia ricoperti, in varie bene intere attitudini disposti, davano compimento alla macchina. In mezzo a detto colonnato, che per di dentro formava volta con buon gusto parata con interposizione di rasce bianche e nere, colava una gran lumiera di cristallo e nelle fianchate di esso altri fasci pendenti di stromenti militari facevano vaga la macchina e ben intesa per l’architettura. Ad ognuna poi delle quattro porte due armature intere di uomo con un cranio di morto nel morione e alabarde in mano significavano (accennando verso l’urna dorata carica di trofei militari, che in mezzo alla macchina per la consueta assoluzione era posta) per chi fossero celebrate quelle solenni esequie.
Ricorrevano sopra detta volta e colonne quattro gradini assai rilevati tutti carichi all’interno di nobil cera e sopra di essi una bara spartita di rascie a ordine di architettura con nei campi fasci di militari stromenti, picche, tamburi, bandiere e altro con quattro scartocci intagliati e dorati carichi di lumi, ne’ quattro fianchi et in cima un nobil candelabro tenuto ogni uno da un scheretro di legno inargentato, che posava coperto di lutto a pie’ dell’ultimo piedistallo spartito di rascie anco egli e di simili stromenti da guerra, e sopra di esso era collocata una gran statua della fede con croce in braccio alta 7 braccia [circa m. 4] opera del signore Broccetti [Giuseppe, allievo di Giovanni Battista Foggini], che era il compimento di tutta la macchina. La corona del coro era tutta alluminata, ma arricchita con vari candelabri e gruppi di lumi con buon gusto disposti, siccome era in tutta la macchina a pie’ della quale fuori del palco, ove riponeva l’urna, ricorreva ne’ gradi di lumi, i quali con quelli dell’altar maggiore facevano mirabile visione, essendo tutti i lumi computati, anco i tre ballatoi della cupola, che erano accesi 590”.
Nel lungo resoconto il Cerracchini trascrisse in latino anche otto elogi con autori Terzuolli, Gioacchino Cocchi, Filippo Valloni (due), Giovanni Bolognesi, Ciomei (due) e Benini, sei epigrammi di Terzuolli (tre), Pillori, Giovanni Maria Casini e Gioacchino Cocchi, un eco (genere di componimento con domanda finale) di Terzuolli, e i motti collocati intorno alla macchina.
In aggiunta:
“Fu stampato in oltre l’appresso sonetto in copiosissimo numero [dall’editore Nestenus], e dispensato per chiesa quasi a ognuno; per quanto si disse era componimento del signore Alessandro Zeti [accademico apatista come il Cerracchini].
In occasione de’ suffragi fatti da’ sacerdoti della Metropolitana fiorentina all’anime de’ soldati morti in queste ultime battaglie contro l’esercito del Turco
Sonetto
Vittime della fede alme beate
che non pugnaste per caduchi allori,
ma per corone di sublimi onori,
dall’Increato sol di raggi ornate,
Se qual oro nel fuoco Iddio purgare
vi volesse per anco, i nostri cuori
spargon rugiade sopra i vostri ardori
sin ch’il gioir nel ciel voi non gustate.
Ne’ più fieri cimenti offriste a morte
per noi i giorni di una vita frale
con petto pio, generoso e forte.
Quindi convien, ch’un zelo al vostro eguale
oggi vi guidi con più bella sorte
trionfanti a goder vita immortale”.
Luca Giuseppe Cerracchini concluse:
“Celebrata dal reverendissimo signore arcidiacono Domenico Tornaquinci la solenne messa, che fu cantata da due gran cori di musici, de’ quali erano pieni i due grand’organi, dal reverendo signore Gioacchino Cocchi fu recitata una dotta non meno che erudita orazione, e doppo si venne alla generale solennissima assoluzione. Il tutto finalmente condotto fu a fine con la maestà e pompa sacra solita praticarsi in questa Metropolitana nelle sue solenni funzioni con un concorso di popolo veramente innumerabile.
Il doppo desinare poi fu esposto all’altare del Santissimo il Venerabil Sagramento in suffragio delle anime predette, ove cantato che fu il Te Deum in musica, al quale anco stette accesa la machina funerale, fu data la benedizione, con che restò terminata la funzione da monsignore arcivescovo”.
Paola Ircani Menichini, 21 febbraio 2025. Tutti i diritti riservati.
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